Puoi telefonare al 030-3760085, inviare sms al338-5462433, scrivere via mail a acravana inwind.it
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

www.chiesaadibrescia.it

Predicazioni pastore Alessandro Cravana Audio Video Data Web
Vittoria sulla morte scarica scarica 17/06/2015 guarda
La visione del candelabro e degli ulivi scarica scarica 11/10/2014  
Giustificati per grazia scarica   14/09/2014 guarda
Scelte coraggiose scarica scarica 21/07/2014 guarda
Fede personale scarica scarica 02/08/2013  
Profonda guarigione  scarica scarica 05/01/2012  
Apocalisse 2:12 scarica   26/09/2012  
Aggeo 1:14 scarica   29/08/2012  
Geremia 29:1 scarica   15/08/2012  
Isaia 31:1 scarica   01/08/2010  
Un rifugio sicuro - I° Samuele cap 21 v. 1 scarica   30/05/2010  
Stimare l'offerta della grazia scarica scarica    
Salmo 147 - Dio guarisce il cuore spezzato scarica scarica    
Gettate le rete scarica      
Vicini a Dio scarica      
Non fuggire ma rifugiati in Dio scarica      
Allarga i miei confini scarica      
Il vaso rotto e il vasaio scarica      
 

III Incontro Regionale "Over 40" della Sicilia

Predicazioni pastore Alessandro Cravana Audio Video Data Web
I Studio Biblico -  Ubbidire alla celeste visione scarica scarica 01/06/2009 www.rebsonline.it
II Studio Biblico -  Ubbidire alla celeste visione scarica scarica 02/06/2009 www.rebsonline.it

Studi Biblici

Studi pastore Alessandro Cravana scritto
La depressione - Salmo 38:8,9 scarica
La riconoscenza cristiana    -  Colossesi 3:17 scarica
L'ansietà scarica
Gesù vero Dio vero uomo scarica

 

 

Un regno sprecato

"Ma venuto un giorno opportuno che Erode, nel suo natalizio, fece un convito ai grandi della sua corte, ai capitani ed ai primi della Galilea, la figliuola della stessa Erodiada, essendo entrata, ballò e piacque ad erode ed ai commensali. Ed il re disse alla fanciulla: chiedimi quello che vuoi e te lo darò. E le giurò: ti darò quel che mi chiederai; fin la metà del mio regno. Costei uscita, domandò a sua madre: che chiederò? E quella le disse: la testa di Giovanni Battista. E rientrata subito frettolosamente dal re, gli fece così la domanda: voglio che sul momento tu mi dia la testa di Giovanni Battista. Il re ne fu grandemente attristato, ma a motivo dei giuramenti fatti e dei commensali, non volle dirle no… "

                                                                                             (Marco 6:21-26)

 

 

------------------------

Un regno rifiutato

------------------------

 

Certamente Erode dovette sbilanciarsi in tale eclatante promessa in un frangente di ebrezza emotiva. Tuttavia il re, pur freddato dalla più inattesa e clamorosa richiesta, dimostrò di tenere al suo pubblico onore, rispettando il giuramento fatto.

La vera causa di questa inaudita rinuncia ai tesori regali non fu quindi l'inaffidabilità etica di Erode. Ciò che invece l'adultera Erodiada  temeva era proprio l'influenza morale che comunque Giovanni Battista poteva esercitare su Erode ed i suoi sudditi: Giovanni infatti gli dice: "non ti è lecito di tener la moglie di tuo fratello!" (Giovanni 6:18).

Condividere il trono con un re in "soggezione psicologica" ad un predicatore così integro non garantiva le smisurate ambizioni di questa avida madre. Si poteva procacciare migliori opportunità rimuovendo ogni freno alle inibizioni del re, per poi "conquistarlo" con la seduzione.

In sostanza non si rinunciava al regno di Erode, ma si rifiutava il regno di Dio che Giovanni predicava.

Il regno inafferrato non è dunque quello posticcio, effimero di Erode, semplice vassallo dell'impero romano, destinato a "sparire con la sua concupiscenza", bensì l'eterno regno dei cieli, così a portata di mano e di cuore.  

 

-----------------------

Una festa rovinata

-----------------------

 

Erode fu rattristato nel giorno del suo compleanno. Queste donne non hanno però rovinato soltanto la festa del re, ma anche la propria festa celeste. Dinanzi agli angeli si sarebbe fatta gran festa per il loro ravvedimento. La figlia di Erodiada avrebbe udire Giovanni Battista, ascoltare la "voce del Signore", aprendo il cuore alla speranza del Messia, del perfetto Re di gloria. Qualcun'altra scelse invece per lei. Si reputò cosa più concreta "giustiziare" l'uomo di Dio, perché, con la sua santità, egli era lo specchio della buia e perversa condizione spirituale delle stanze regali. Purtroppo, presumendo che la volontà di Dio sia un tiranno codice di aspri divieti, tanti continuavano a rigettare le direttive divine, ma non hanno mai voluto realizzare che "il regno di Dio… è giustizia, pace ed allegrezza nello Spirito Santo" (Romani 14:17). Forse si può evitare ciò che rivela il nostro peccato, colpire chi ci mette in crisi, ma ciò non darà mai vera pace, vera gioia: causerà solo il funerale della nostra coscienza. La vera felicità non è assenza di scrupoli, di "dolori morali", è il frutto dell'intima comunione con Dio, che può seguire soltanto al ravvedimento ed alla rigenerazione spirituale.

 

-------------------------

Una società malata

-------------------------

 

Nell'offrire mezzo del suo incerto regno, Erode ammise implicitamente che la sua casa era soltanto una "mezza famiglia" snaturata. Si vuol togliere ogni freno alla licenza dei costumi, ma poi ci si schianta contro tutte le amare conseguenze dell'anarchia morale: "Voi bramate e non avete; voi uccidete ed invidiate e non potete ottenere… domandate e non ricevete, perché domandate male per spendere nei vostri piaceri. O generazione adultera, non sapete voi che l'amicizia del mondo è inimicizia contro Dio?" (Giacomo 4:2-4).

"Che chiederò?". L'indecisione di questa giovane più che manifestare la sua sottomissione alla madre, rivela il suo tragico vuoto interiore. Questa figlia è inadatta a fare scelte precise perché incapace di provare nitidi sentimenti; ella è fin troppo simile ad una certa gioventù dei nostri giorni, che pare possedere tutto su un "piatto d'argento", ma non riesce ad avere nulla, incapace di apprezzare i valori della vita. Eppure questi giovani, antichi e moderni, sempre "incompiuti", non sono il risultato del benessere acquisito senza sofferenze, ma il prodotto della stessa società malata. Queste vite, mai del tutto sbocciate, sono gli amari frutti del caos spirituale, del relativismo morale in cui giace la famiglia, istituzione divina su cui la società umana deve fondarsi. In troppe famiglie infatti, anche così dette cristiane, manca in realtà la più autorevole figura del "Padre celeste", che rivela il suo consiglio e la sua guida divina attraverso le Scritture ispirate della Bibbia.

 

---------------------------------------

Una vita sprecata o ben spesa?

---------------------------------------

 

La vita di Giovanni Battista sembrerebbe stroncata per un futile, infantile capriccio. Tuttavia la vita sprecata, in questo racconto biblico, è quello di una ragazza che passa il suo tempo nello squallore e nella vanità. In realtà la vita di Giovanni Battista si conclude solo quando, quest'uomo di Dio, vissuto in vista del suo regno, "coronò" il compito che Dio gli aveva affidato sulla terra. Il ministerio di Gesù cresciuto, quello di Giovanni era diminuito; non perché aveva perso ogni valore agli occhi di Dio, ma in quanto si era compiuto. Non pensiamo mai, dopo tanto zelo fedele per il Signore, che se quel che abbiamo fatto sia senza senso per gli uomini, lo possa essere anche dinanzi a Dio. "L'uomo mandato da Dio" non è gettato via come un ferro arrugginito, ma richiamato a casa, nella gloria, come un servo molto prezioso al quale Gesù stesso aveva reso questa eloquente testimonianza: "Uno più che profeta…, il maggiore fra i nati di donna (Matteo 11:9,11). Può esserci sulla terra esistenza che abbia maggiore valore di una vita spesa per servire Dio? Una vita condotta e benedetta da Dio conferisce un significato glorioso a quel che facciamo; il piano di Dio per ognuno di noi è la risposta più esauriente a tutte le cose che ci accadono sulla terra.

Tu stai sprecando la tua vita, amando le cose di questo mondo, oppure stai spendendo ricercando e bramando il Regno di Dio e la Sua giustizia?

 

di  Alessandro Cravana

Pubblicato da Cristiani Oggi

 

 

Madri e padri nella Chiesa

“Perché dei capi si son messi alla testa del popolo in Israele, perché il popolo s’è mostrato volenteroso, benedite l’Eterno! Ascoltate, o re! Porgete orecchio, o principi! All’Eterno, sì, io canterò, salmeggerò all’Eterno, all’Iddio d’Israele. O Eterno, quand’uscisti da Seir, quando venisti dai campi di Edom, la terra tremò, ed anche i cieli si sciolsero, anche le nubi si sciolsero in acqua. I monti furono scossi per la presenza dell’Eterno, anche il Sinai, là, fu scosso dinanzi all’Eterno, all’Iddio d’Israele. Ai giorni di Shamgar, figliuolo di Anath, ai giorni di Jael, le strade erano abbandonate, e i viandanti seguivan sentieri tortuosi. I capi mancavano in Israele; mancavano, finché non sorsi io, Debora, finché non sorsi io, come una madre in Israele” (Giudici 5:2-7).

 

I capi si mettono alla testa. Difficile immaginare collocamento più scontato: capo e testa sono praticamente sinonimi.

Eppure il canto di Debora rileva che, sebbene vi fossero dei capi, principi e condottieri in Israele, questi non stavano alla testa del popolo, per condurlo sotto la potente guida divina, verso l’adempimento dei Suoi piani.

In altre parole non mancavano persone chiamate ed equipaggiate da Dio, ma, fra queste, la fede e la fedeltà per svolgere la funzione già loro assegnata dal Signore.

Anche oggi, purtroppo, accade che dei cristiani spinti dal Redentore nel Suo campo indietreggino per paura, egoismo o a causa di attrazioni ed agi mondani.

Sia chiaro: non si richiedono madri o padri “della chiesa”, perché questa continua a procedere e sussistere unicamente per l’opera del divino Salvatore ed ha un solo Padre celeste.

Tuttavia il Signore vuole in ogni generazione suscitare padri e madri “nella chiesa”, cioè redenti che con maturità spirituale sentano il giusto peso per gli altri, servendo per amore, senza rinfacciare la propria dedizione.

L’inno di Debora, celebrando la gloriosa opera di Dio per liberare il Suo popolo, è al contempo un pungolo, un incitamento, per esso, alla responsabilità fraterna della fede.

 

LA RESPONSABILITÀ DI CHI DEVE INSEGNARE LA PAROLA

Coloro che hanno ricevuto il ministerio della Parola devono mettersi alla testa, senza paura di esporsi all’impopolarità.

Essi sono chiamati non a seguire il popolo e compiacerlo pur di tenerlo unito, ma a condurlo nei principi immutabili della Parola di Dio, così da tenerlo stretto al Signore in una vera adorazione.

I pastori non devono portare i credenti verso i pascoli del mondo, assimilandone gli stili di vita, né formare ambienti ovattati di gratificazione interiore.

I servi di Dio possono coraggiosamente mettersi alla testa di quelli che si lasciano guidare da Cristo nel campo di battaglia per conquistare anime a Lui, per realizzare una vita veramente nuova che Lo glorifichi nella santità.

I monitori della scuola domenicale non sono chiamati a presentare la dottrina cristiana secondo la propria fantasia, con metodi innovativi e spettacoli teatrali.

Essi siano fedeli soldati di Cristo Gesù ai quali affidare anime preziose, uomini e donne di Dio che si contraddistinguono per una vita attaccata alla purezza dell’Evangelo, così “che siano capaci di insegnare ad altri” (2 Timoteo 2:2).

 

LA RESPONSABILITÀ DEI GENITORI

Capi che si mettono alla testa sono i genitori che smettono di delegare l’autorità data loro da Dio e decidono di consacrarsi o riconsacrarsi al loro ruolo biblico, comprendendo che i figli innanzitutto sono anime che appartengono a Dio.

Ad essi, quindi, è affidata una missione delicata, della quale devono rispondere al “Padre degli spiriti” (Ebrei 12:9), non a parenti o ad assistenti sociali.

Affermare: “Non impongo la fede ai miei figli: sceglieranno da soli poi...” esprime il pensiero che viene dalla sociologia mondana, non dalla Parola di Dio!

Ciò, in realtà, è rispettare i loro diritti di figli o equivale a fuggire davanti ai propri doveri di genitori cristiani?

Dio ci fortifichi per non metterci in coda all’andazzo di questo mondo!

Giosuè scelse prima come padre nel popolo di Dio, piuttosto che come generale militare, quando disse: “E se vi par mal fatto servire l’Eterno, scegliete oggi a chi volete servire: o agli dèi ai quali i vostri padri servirono di là dal fiume, o agli dèi degli Amorei, nel paese de’ quali abitate; quanto a me e alla casa mia, serviremo all’Eterno” (Giosuè 24:15).

 

LA RESPONSABILITÀ DEI CREDENTI D’OGNI ETÀ

In testa alla dedicazione per la cura del popolo di Dio vi sono quanti debbono adempiere la chiamata al ministerio della Parola, ma indubbiamente essi non sono i soli.

La responsabilità spirituale di tutti noi è certamente verso Dio, che scruta i cuori e ci vede in ogni luogo, tuttavia occorre recuperare una piena coscienza della nostra responsabilità “gli uni verso gli altri”.

Dall’inno di Debora apprendiamo che, quando sorse lei “come una madre” fra il popolo di Dio, allora stimolò un ardente riconsacrazione al buon combattimento della fede in quei capi tribù che, pur avendo i requisiti genealogici, mancavano di entusiasmo e motivazioni.

Quale benefica influenza si propaga quando anziani ed adulti prendono atto dell’importanza del loro esempio visibile verso le nuove generazioni di figli di credenti, verso i neo convertiti.

Quanto è costruttivo che un fratello maturo ed interessato alla mia anima mi corregga paternamente, invece di accodarsi dietro a chi parla con altri di miei difetti e mancanze, per timore di essere giudicato male da chi sbaglia...

Ed il giovane, in quale posizione spirituale si trova quando pensa sia bene farsi i propri affari, senza riferire nulla alle autorità stabilite dal Signore della Chiesa, per aiutare suoi coetanei che celano una condotta distruttiva, per loro e per la testimonianza?

Alla fine del culto, di un incontro giovanile, si chiuderà ermeticamente nella sua cerchia, senza salutare gli altri, curarsi di loro?

 

COLLEGATI AL CAPO DELLA CHIESA

Dio ci aiuti tutti quanti, ciascuno nel compito affidatoci da Dio, a comprendere come meglio possiamo onorare la vocazione rivoltaci da Colui che si è dato sulla croce per ognuno di noi.

Chi si mette alla testa va avanti guardando soltanto al Signore, ma è ben disposto a compiere il primo passo verso le necessità di quanti sono intorno.

Non mettiamoci in un angolo per commiserarci ed aspettare che altri combattano per noi, vadano al posto nostro.

Chiediamoci che cosa ancora possiamo fare per tutta l’opera di Dio, per i nuovi, per il pastore, per i monitori, per i fanciulli, per gli infermi, per i tanti bisogni che anche una piccola comunità ha.

Non voglio essere sempre trainato da altri, ma camminare con le mie gambe, perché direttamente collegato a Cristo, il Capo vivente della Chiesa!

 Alessandro Cravana

 

Tratto da RISVEGLIO PENTECOSTALE Settembre 2006